giovedì 1 agosto 2013

GENIOTALES

L'estate è finita
by Vale

Ciao… ti ricordi di me? Sono quel batuffolo peloso che comprasti in un negozio di animali: tua figlia non la smetteva di frignare “Ti prego papà!” e tu alla fine hai ceduto, convincendo persino tua moglie. Così sono venuto a vivere con voi, eravate tutti coccole e carezze, ero felice. In tutta sincerità devo ammettere che vi siete adattati alla mia presenza più di quanto io sia riuscito a fare con le vostre curiose abitudini… devo darvene atto anche se non è stato sempre facile starvi dietro. Poi il tempo è passato, tua figlia è cresciuta e le cose sono cambiate un pò. Quasi senza accorgermene ho smesso di essere il centro delle vostre attenzioni: stava accadendo qualcosa, o forse era già successo qualcosa.
Pian piano la casa sembrò farsi più piccola: il mio spazio ha cominciato a ridursi finchè i confini segnati dai vostri indici e dalle vostre urla si sono talmente ristretti da permettermi appena il lusso dei movimenti più elementari. Avevo capito: la mia compagnia non era più desiderata come un tempo ma semplicemente tollerata. Ricordo la faccia che facevi quando dovevi portarmi fuori per la pisciata serale e magari pioveva... come se avessi chiesto io di restare chiuso nella tua tana di mattoni invece di correre libero nei prati, me li sognavo la notte quei prati, gli alberi: posti fatti per me e in cui sarei dovuto crescere. Invece no, lì a scodinzolare implorandoti di portarmi fuori per non cagarti nel salotto... fanculo che umiliazione. Morire in un canile sarebbe stato più dignitoso: te lo dico nel caso in cui ti aspettassi un "grazie"  per il solo fatto di avermi adottato... comprato anzi.
Tua moglie, sì tua moglie, lei questa roba del cane dentro casa non l’ha mai digerita, me li ricordo bene i calci che mi dava sotto il tavolo: “Sono due anni che non andiamo fuori per colpa di quella bestia!” ti ha detto l’estate scorsa... coppia di stronzi che siete, altro che animali "intelligenti". Ma forse il problema erano i soldi, già... perchè sprecarli in uno stupido ricovero estivo per cani? Meglio regalarli a vostra figlia per la discoteca o per quelle pasticche con cui si rincoglionisce nel segreto della sua camera.
Il quadretto non era dei più edificanti te lo assicuro, a proposito... non credo di essere stato io il fastidio più grosso per tua moglie sai? Forse la questione eri proprio tu, almeno a giudicare dalle capriole che faceva sulla vostra cuccia insieme a quel tuo amico mentre eri a lavoro o alla partita, mi portava sempre dei biscotti... un uomo simpatico, certo migliore di te. Lo capisci da solo che non sarebbe bastata una vacanza romantica per mettere ordine nel casino che era diventata la bella famiglia di un tempo. Ma tant'è, la scorsa estate avete pensato bene di risolvere tutti i vostri problemi, inziando proprio da "fido".
Quel pomeriggio abbiamo fatto alcuni chilometri in macchina, faceva caldo, poi siamo finiti in mezzo ai campi. Hai aperto lo sportello dicendomi di scendere. All'inizio ho creduto che l’ avessi fatto per me “Grazie amico…” ho pensato “mi hai portato in un posto nuovo, a caccia di nuovi odori e cose da rincorrere..." che ingenuo. Hai preso in mano la pallina da tennis e l' hai lanciata lontano. Volevo stupirti, l'avrei rincorsa fino all'inferno quella fottuta pallina pur di darti soddisfazione. Non potevo certo immaginare che mi ci avresti lasciato all'inferno. Mentre osservavo la traiettoria ho sentito il rumore dello sportello che si chiudeva: stavi rimontando in macchina. Ricordo ancora il suono del motore: più si attenuava, più la mia angoscia aumentava stringendomi la gola. Ti ho rincorso con la pallina in bocca finchè mi hanno retto le zampe, finchè ti ho visto sparire. 
La strada scottava. Quelli non erano i prati che avevo sempre sognato: era una periferia del cazzo, l’erbaccia si trasformava in asfalto appena qualche metro più in là.
Da quel giorno mi sono dovuto arrangiare: procurarmi il cibo, difendermi dai tuoi e dai miei stessi simili, trovare dei rifugi: tutte cose che per mia natura sapevo già fare, ma che per merito tuo non avevo imparato. Alla fine ce l’ho fatta, sono vivo almeno... cicatrice dopo cicatrice. Ne è passato di tempo dal giorno in cui quel batuffolo peloso con gli occhi ancora chiusi guaiolava alla ricerca di un seno per nutrirsi e trovò la tua mano. Oggi il mio corpo  è un  fascio nervoso di istinto e muscoli, se mi metto in testa di acchiappare qualcuno o qualcosa divento una pallottola e corro, corro finchè non raggiungo il bersaglio. Oggi i miei occhi sono bene aperti, vigili sulla strada e le sue insidie, sugli uomini e la loro crudeltà... su di te, amico.
Sì ci sono ancora, è questo che ti sto dicendo: sono qui di fronte a te, evidentemente mi hai sottovalutato. Non lo sapevi? Il caso se ne frega delle leggi di natura e guarda un pò: ci ha messo di nuovo l’uno di fronte all’altro proprio in questa periferia del cazzo. Questa oggi è casa mia, sei tu l'ospite e i confini li stabilisco io. L'aria è impregnata della tua paura, la percepisco, mi eccita. E' proprio la paura - quell'angoscia che ti stringe la gola come la tortura di un collare - a segnare la differenza delle nostre posizioni nell’ordine delle cose. Ma questi sono dettagli filosofici destinati a intelligenze superiori come la tua e non hanno importanza adesso. In questo momento contano soltanto le tue zampe da bipede e quanto riuscirai a farle correre lungo lo spazio che ti separa dalla sopravvivenza:  dietro ci sarò io ad inseguirti, è la mia natura giusto? Infatti nemmeno ti odio. Salvati il culo bastardo, e corri forte... che l’estate è finita..

"Cronache del punto estremo" - (c)2010

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