L' OFFICINA DEL DUBBIO

                                                       
A cura del Conte

 
Sono sempre stato affascinato dall'affresco della creazione di Adamo realizzata da Michelangelo nella Cappella Sistina. Non ho mai approfondito il significato simbolico dello spazio che c'è tra il dito di Dio e quello di Adamo per darmi la possibilità di interpretarlo il più liberamente possibile. L'affresco mostra l'atto creatore: il corpo di Dio è proteso verso quello dell'uomo, in una tensione che dà la sensazione sia del movimento che della staticità, quasi a sottolineare la solennità di questa creazione. Adamo invece è raffigurato in una posizione non passiva - il braccio di Adamo è alzato - quanto tranquilla, come di colui che si affida totalmente nel ricevere un dono meraviglioso.
Entrambi dunque sono soggetti che entrano in relazione, persone dunque: categoria ontologica elaborata dalla teologia cattolica.
Rimane comunque una distanza, molto piccola nell'affresco, ma densa nel simbolo. L'atto creatore non determina l'uguaglianza ontologica di Adamo con Dio ma - come narrato nella Genesi - il suo essere a "immagine e somiglianza" di Dio. Per i credenti la Sacra Scrittura è Parola di Dio, dunque la verità rivelata va oltre i limiti spazio-temporali: la creazione dell'uomo non è un qualcosa di statico accaduto in un tempo e in uno spazio determinati, bensì è un processo continuo in cui l'uomo è chiamato, nella sua libertà, a incarnare sempre di più l'icona di Dio nel creato.
Questo divenire può avere anche i contorni, dal punto di vista delle scienze naturali, della evoluzione la quale presuppone etimologicamente un punto di partenza, una dinamicità e un fine: cioè una dimensione teleologica.
Il rapporto tra scienza e teologia non è sempre stato all'insegna del rispetto reciproco: le mutue accuse e ingerenze hanno prodotto una slogatura che solo negli ultimi decenni è sfociato in un dialogo più aperto. Entrambe hanno dovuto ripensare i propri statuti epistemologici per consentire una lettura unificata dei dati scientifici e teologici. Scopo di questa ricerca è ripercorrere le tappe del rapporto tra scienza e teologia nel dialogo tra teoria dell'evoluzione e Magistero.
Distraiti un attimo
1.Teoria dell'evoluzione: riferimenti epistemologici
 
Nel dibattito contemporaneo il termine evoluzione viene utilizzato a volte in modo inesatto, poiché in esso si vuole indicare sia la causa che ha generato la vita sia i processi che consentono alle strutture viventi di determinarsi continuamente nel loro stato vitale. Anche la realtà opposta alla vita, la non-vita, ciò che chiamiamo morte, può essere circoscritta all'interno dei processi evolutivi in quanto realtà naturale... occorre però dare dei riferimenti epistemologici per meglio comprendere cosa si intenda oggi per evoluzione. Il termine nasce nell'ambito delle scienze naturali, specificamente in quello dello zoologie e della biologia, e si riferisce a una teoria scientifica che considera le varie specie viventi come il risultato di un lungo processo di trasformazione e diversificazione avvenuto nel tempo. In senso stretto "evoluzione" è puramente scientifico e non implica di per sé una visione "filosofica" del mondo. In quanto teoria, l'evoluzione viene espressa la prima volta dal naturalista C. Darwin nel 1859 nell' opera "Sull'origine delle specie per mezzo della selezione naturale o la preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita", in cui egli compone in una unitarietà globale tutto ciò che è vita, inquadrata in un'unica grande relazione. L'uomo, per questa teoria, è la somma delle variazioni dei caratteri genetici e della selezione naturale.
Studi scientifici hanno elaborato, nel tempo, diverse teorie dell'evoluzione: la teoria del processo continuo, per cui i meccanismi evolutivi avvengono secondo fattori casuali costanti; la teoria degli equilibri punteggiati, la quale afferma che l'evoluzione avanza in breve tempo dopo lunghi periodi di stasi; la teoria sintetica che sintetizza l'influsso della selezione naturale con le mutazioni genetiche; il neodarwinismo che rigetta l'ereditarietà dei caratteri acquisiti postulata da Darwin stesso.
L'evoluzione quindi si riferisce a diversi ambiti: l'evoluzione della vita, che pone l'accento sulla trasformazione di elementi semplici e primordiali in strutture complesse e poi organizzate; nella chimica indica la sintesi di diversi elementi e dei loro composti avvenuta nella storia del cosmo; l'evoluzione cosmica inerisce la lunga storia dell'universo dalle particelle elementari alle organizzazioni complesse di materia che lo forma; in fisica indica lo studio delle configurazioni che un dato sistema assumerà nel corso del tempo in base alle leggi fisiche che lo governano.
2.Dall'ipotesi "fissista alla teoria dell'evoluzione
 
La presa di coscienza da parte dell'uomo della realtà circostante portò ai primi tentativi "scientifici" di interpretazione della regolarità e discontinuità dei fenomeni in natura. risultò che gli esseri viventi sono raggruppabili in entità distinte morfologicamente e che le loro caratteristiche rimangono inalterate nel tempo trasmettendosi ai discendenti grazie alla riproduzione. Questa progettualità prende il nome di "fissismo" in quanto l'origine di una specie sembra derivare direttamente da un singolo atto creatore per ogni specie, determinando in tal modo la stabilità della specie nel tempo.
Una prospettiva storico-evolutiva si affermò con N. Steensen (1638-1686) in merito alle ere geologiche per spiegare la ragione per la quale alcuni resti fossili di animali marini erano stati da lui trovati nella roccia di una collina, in un luogo diverso da dove avrebbero dovuto essere: secondo lo studioso il tempo entrava nell'osservazione della natura come portatore di trasformazione e cambiamento. Con la variabile del tempo la Terra si scopre essere determinata da ere molto più lunghe di quanto si pensasse fino ad allora. I riferimenti cronologici presenti nella Sacra Scrittura cominciarono ad essere relativizzati, non costituendo più un riferimento scientifico certo. Anche la storia della vita sulla Terra doveva essere rivista. Nelle scienze biologiche inoltre, apparve la nozione di "progresso", cioè l'idea che la storia sia un muoversi verso assetti di vita sempre migliori.
Le premesse del darwinismo sono riconducibili agli studi di due scienziati: C. Lyell (1797-1875) e T. Malthus (1766-1834). Lyell afferma che i grandi mutamenti geologici sono prodotti dalla somma di piccoli cambiamenti (l'erosione, la sedimentazione ecc.): questa teoria venne definita "attualismo", per cui la comprensione dei processi evolutivi passa attraverso lo studio delle trasformazioni dei viventi. Malthus prospetta una teoria dinamica delle popolazioni umane basata sulle risorse disponibili alla loro sopravvivenza. Quindi la teoria dell'evoluzione di Darwin si basa su tali premesse: da un lato l'accumulo di variazioni che genera il cambiamento, dall'altro la competizione per le risorse.

 



 

 

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