martedì 26 novembre 2013

L' OFFICINA DEL DEL DUBBIO

Parte 3^. Primo periodo: due posizioni assolutiste

Questo periodo va dal 1860 al 1914 e vede lo scontro tra gli antievoluzionisti e i sostenitori dell’evoluzionismo su due piani: quello scientifico, per cui si sottolinea che l’evoluzione - soprattutto in relazione all’uomo - non ha prove significative; quello filosofico, secondo il quale la teoria dell’evoluzione contraddice il principio di causalità e di ragion sufficiente secondo cui il più (la vita, l’intelligenza) non può venire dal meno (la materia, l’animalità). La Sacra Scrittura costituirà il riferimento costante dei teologi del tempo per contrastare la teoria dell’evoluzione, anche se Leone XIII nell’Enciclica “Providentissimus Deus” del 1893, indicò i criteri per risolvere i conflitti tra affermazioni bibliche e dati scientifici. Occorrerà attendere ancora tre decenni prima che lo studio dei generi letterari permettesse di scoprire la dimensione simbolica dei racconti della Genesi.
Al di là dell’atteggiamento dei teologi e del Magistero nettamente contrari al darwinismo, è importante sottolineare come durante tutto questo primo periodo la Congregazione del Sant’Uffizio non ritenne opportuno emanare un decreto di condanna dell’evoluzione.
Oltre a coloro che vennero considerati “evoluzionisti moderati”, si delineò una posizione definita “trasformismo moderato”, la quale consisteva nell’ammettere l’evoluzionismo per le specie inferiori ma esigendo un particolare intervento divino per adattare il corpo dell’ “animale antropoide” all’infusione dell’anima.
Il 1860 fu l’anno del Sinodo in cui i Vescovi di Germania decisero di affrontare il tema del darwinismo, in risposta allo studio di Charles Darwin “L’origine della specie attraverso la selezione naturale”, pubblicato nel 1859, in cui per la prima volta veniva resa nota la teoria dell’evoluzione. I vescovi dichiararono tale teoria contraria alle Sacre Scritture, le quali indicavano che i progenitori furono creati immediatamente da Dio, come riportato nella Genesi.
Ci fu chi polemizzò con il darwinismo: il dott. Costantino James, il quale cercò di provare la falsità delle ragioni scientifiche della teoria di Darwin; la rivista «La Civiltà Cattolica», fondata nel 1850, che spesso intervenne contro scienziati - sia religiosi che laici - che accoglievano favorevolmente la teoria dell’evoluzione; la Pontificia Commissione Biblica, che ribadì la posizione ortodossa a partire dalla discussione sulla storicità dei racconti biblici della creazione e del peccato originale. Successivamente, nel 1909, venne affrontato il problema del carattere storico dei primi capitoli di Genesi.
Si cercava infatti di capire se con i nuovi sistemi esegetici fosse corretto escludere il senso letterale storico dei primi tre capitoli di Genesi; se la narrazione del primo libro della Scrittura fosse solo uno tra i tanti miti e cosmogonie delle popolazioni antiche mesopotamiche riadattate poi dal redattore finale; infine se fosse lecito dubitare del senso letterale storico quando ci si riferiva a fatti che concernono i fondamenti della religione cristiana. Con il passare del tempo e con una sempre maggiore accoglienza della teoria dell’evoluzione, si ribadiva la distinzione tra il linguaggio scientifico e quello popolare: «in tal modo si pensava di poter salvaguardare nello stesso tempo la storicità fondamentale del racconto biblico e la libertà di accogliere le conclusioni delle scienze naturali, che non potevano essere trascurate».
I biblisti, grazie alle nuove conoscenze storiche e alle scoperte archeologiche, si discostarono dall’interpretazione letterale della Scrittura e cominciarono a proporre nuovi metodi ermeneutici; i teologi dogmatici furono più fedeli alla tradizione magisteriale tanto da non accogliere favorevolmente le conclusioni delle scienze.
 
Tra i cattolici che accolsero la teoria dell’evoluzione si ricordano: F. Paglia, che nel 1895 affermava che l’ipotesi dell’evoluzione non era contraria all’insegnamento delle Sacre Scritture; G. Mivart, il quale respingeva la spiegazione darwiniana della selezione naturale ma sosteneva la conciliabilità dell’ipotesi evoluzionista con la fede, purché si affermasse l’azione creatrice di Dio relativa all’anima; il card. Gongales che, insieme ad altri teologi, prospettava la possibilità di accettare l’ipotesi evoluzionista ammettendo un intervento diretto di Dio non solo per la creazione dell’anima ma anche per adattare il corpo del bruto antenato.
Troviamo inoltre il domenicano M.D. Leroy, il quale affermava che: «il sustrato destinato a ricevere il prezioso tesoro dell’anima immortale, sia veramente opera di Dio, ma per l’intermediario delle cause seconde, cioè per mezzo dell’evoluzione». Tra gli esponenti del modernismo, occorre citare A. Loisy, privato nel 1893 della cattedra di esegesi biblica all’Istituto cattolico di Parigi per aver sostenuto che il Pentateuco non era opera di Mosè e che i primi capitoli di Genesi non contengono una storia esatta e reale delle origini dell’umanità; il can. Francesco De Felice; Salvatore Minocchi, sacerdote fiorentino; H. Bergson, filosofo francese, il quale esercitò un profondo influsso nei pensatori cattolici.
 
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